Il settore del caffè macinato sta attraversando un periodo particolarmente delicato. Ne parlano tutti: gli aumenti dei prezzi stanno mettendo sotto pressione l’intero comparto, creando difficoltà significative per la grande distribuzione organizzata (GDO), ma soprattutto per le imprese fornitrici. Anche il consumatore, sia al bar che nei supermercati, appare sempre più disorientato e fatica a comprendere in modo chiaro cosa stia realmente accadendo. Si tratta, dunque, di una categoria ad alta tensione.
Tuttavia, è anche una categoria anomala.
L’anomalia principale risiede nel fatto – che sarà illustrato in modo dettagliato nel report caffè 2025 che pubblicheremo tra qualche settimana – che esiste un leader indiscusso e ben identificabile: Luigi Lavazza.
Parliamo di un brand internazionale che, da solo, genera la gran parte del fatturato complessivo del comparto. Per rendere l’idea, basta pensare che la differenza di fatturato tra il primo attore, appunto Luigi Lavazza, e il secondo, Illy Caffè, è pari a circa un miliardo e mezzo di euro di ricavi.
Quello che colpisce maggiormente – e che sarà ulteriormente approfondito nel nostro prossimo report – è l’elevato livello di concentrazione del mercato.
Il mondo dei torrefattori, indipendentemente dalla loro dimensione, è composto da centinaia di imprese. Più precisamente, oltre 300 aziende realizzano un fatturato compreso tra 0 e 10 milioni di euro e, complessivamente, queste rappresentano solo il 13,3% del fatturato totale del settore. D’altro canto, ci sono soltanto otto aziende che superano i 100 milioni di euro di fatturato, e queste sole otto realtà generano oltre il 57% del totale, segno evidente di un mercato fortemente polarizzato.
Un’altra peculiarità significativa riguarda l’andamento dei fatturati nei bilanci più recenti, escludendo ovviamente quelli del 2024 che, ad oggi, non sono ancora completamente disponibili. Analizzando quindi gli ultimi bilanci accessibili, emerge che i maggiori tassi di crescita del fatturato – superiori al 50% – sono stati registrati da piccolissime imprese, ossia da quelle con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. Si tratta verosimilmente di operatori attivi prevalentemente nel canale del normal trade. Al contrario, le medie e grandi aziende hanno mostrato incrementi ben più contenuti, a conferma della tensione esistente tra la GDO e il mondo produttivo.
Tale situazione è ancora più evidente se si osservano i dati medi relativi al primo margine. Le aziende con un fatturato compreso tra 50 e 100 milioni di euro hanno perso circa 4 punti di primo margine, una dinamica simile a quella registrata anche dalle imprese che superano i 100 milioni.
Un altro indicatore rivelatore è rappresentato dai risultati di esercizio, in particolare dall’EBIT. Le aziende di dimensione media (fatturato tra 50 e 100 milioni di euro) hanno registrato un EBIT negativo pari a -2% nel 2022, risalito leggermente allo 0,8% nel 2023. Al contrario, le grandi imprese (oltre i 100 milioni di fatturato) hanno performato decisamente meglio: nel 2022 hanno ottenuto un EBIT del 3,7%, che nel 2023 è comunque sceso al 3%.
Passando al margine di profitto netto, ovvero l’utile finale sul fatturato, le aziende medie hanno chiuso il 2022 con un valore negativo (-2%) e hanno ridotto le perdite nel 2023 (-0,5%). Le grandi aziende, invece, hanno mantenuto una redditività positiva e stabile, con un utile netto del 2,9% sia nel 2022 che nel 2023.
Il webinar che trasmetteremo domani – a cui vi invitiamo caldamente a iscrivervi qualora non lo abbiate ancora fatto – vedrà la partecipazione di figure di spicco della grande distribuzione, tra cui Edoardo Gamboni, direttore commerciale del Gruppo VéGé, Alessandro Masetti, direttore canale grocery di Coop Italia, e il direttore commerciale di Maiora Despar Antimo Cefarelli. A confrontarsi con loro ci sarà anche un rappresentante di un’azienda che, secondo i dati medi, risulta particolarmente penalizzata nel contesto attuale: si tratta di Covim, rappresentata dal suo Ad commerciale Luca Solari, impresa con un fatturato tra i 50 e i 100 milioni di euro, che porterà la propria testimonianza diretta.
La sua presenza è particolarmente significativa, perché offre uno spaccato concreto su un segmento d’impresa che, come evidenziato, sta affrontando forti criticità.
Ma dove risiede il problema principale del comparto? Nella concentrazione del mercato. Ed è proprio su questo punto che si apre una riflessione cruciale: fino a che punto la GDO può e deve continuare a puntare su attori così dominanti? Quando, invece, è necessario iniziare a valutare e sostenere delle alternative concrete? E soprattutto, quali sono queste alternative?
A queste e ad altre domande risponderanno i protagonisti del webinar di domani.
Fonte: Gdo news
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