Il fitto mistero dei vini rosa italiani

Uno dei più fitti misteri italiani è quello dell’andamento dei vini rosa. Avere informazioni ufficiali di levatura nazionale è difficilissimo, stante che le prassi burocratiche aggregano i vini secondo il colore dell’uva da cui provengono, e dunque sono o bianchi o rossi; il rosa è compreso nel rosso. Così pure, è abbastanza raro che i dati della componente rosa delle denominazioni di origine vengano disaggregati da quelli delle altre tipologie. Men che meno si trovano informazioni di dettaglio sui rosati igt, che sono buona parte della produzione in rosa di alcune regioni, come la Puglia.

Per farmi una qualche idea delle dinamiche del comparto rosatista, sono ricorso ai dati elaborati dalla società di ricerche Circana per conto di Vinitaly in merito alle vendite di vino nei vari canali della grande distribuzione, che rappresentano gran parte del mercato italiano. Ne risulterebbe che dal 2022 al 2024, la quota rosa delle vendite dei vini fermi sul totale è salita dal 5,8% al 6,2%. Se includiamo anche gli spumanti (condizionati dal Prosecco), i frizzanti (presumo con il Lambrusco a farla da padrone) e i liquorosi, l’incidenza del vino rosa sul totale sale al 6,6%. Non è molto, rispetto al dato francese, visto che nelle vendite interne della Francia il rosé vale più del 30% dei volumi totali. Purtuttavia, la fotografia del nostro contesto nazionale è meno sbiadita di quella di una decina di anni fa, quando il vino rosa italiano boccheggiava intorno al 4% del totale.

Se andiamo a vedere i trend delle vendite, nel 2024 i vini rosa fermi hanno performato meglio dei bianchi e dei rossi. Il rosato è cresciuto del 4,9% rispetto al 2023, il bianco è grosso modo stazionario (-0,5%), il rosso cede del 5%. Però i prezzi smorzano gli ardori: in media, sugli scaffali dei supermercati e affini d’Italia una bottiglia di vini rosa viene venduta a 3,30 euro, contro i 3,51 dei bianchi e i 4,01 dei rossi. Questo vuol dire che in gdo il vino rosa vale il 6% di meno di un vino bianco e quasi il 18% di meno di un vino rosso. C’è di che esserne sconfortati.

Fin qui ho esposto solo delle percentuali. Adesso vediamo i numeri delle bottiglie effettivamente vendute, e qui il ritardo del rosa italiano è palese. In tutto, il vino rosato fermo venduto nel 2024 dalla gdo italiana è stato pari a 45,5 milioni di bottiglie, contro i 330 milioni dei bianchi e i 360 milioni dei rossi. Mettendo in conto anche spumanti e frizzanti, il rosa ammonta complessivamente a meno di 66 milioni di pezzi, su un miliardo di bottiglie totali vendute nei supermercati. Insomma, poco più di una goccia in un mare di vino, nonostante la storia antica dei Rosati del Sud, del Cerasuolo abruzzese e del Chiaretto gardesano e i fervore imitativo filo-francesi che sembrava aver colpito tutto il mondo del vino italiano nell’ultima manciata di anni.

A ogni modo, fra i bevitori italiani una crescita di interesse verso il rosa pare che ci sia. Ma da chi è trascinata? Visti i prezzi, direi soprattutto dai rosati generici; invece, tra i vini a menzione geografica, credo che lo sviluppo sia legato soprattutto al Cerasuolo d’Abruzzo, che già nel 2023 mise a segno in gdo un incremento del 19%.

Questo, come detto, dai pochi e parziali dati che ho potuto consultare. Il problema è che in Italia non c’è un osservatorio del vino rosa, come hanno invece i francesi in Provenza. Non ho più avuto notizie neanche di quell’Istituto del vino autoctono italiano che avevo contribuito a fondare. Del resto, anche a Vinitaly ho visto poco rosa sui banconi degli espositori, a differenza di tre o quattro anni fa, quando pressoché tutti esibivano il loro rosé, il più delle volte di tinta efebica, a imitazione provenzale. Mi sembra che si parli meno di vino rosa anche su internet, sui social media e sui giornali. Poco male, se tutto questo preludesse a un consolidamento dei vini rosa italiani più territoriali e di qualità, anche se i dati, soprattutto quelli relativi al prezzo, non mi pare che facciano sperare così bene. Auspico comunque un rinascimento rosatista, uno scatto d’orgoglio, che valorizzi la nostra storia e complessità. Il grande valore del rosa italiano sta qui.

Fonte: The Internet Gourmet

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